Trump: «Gli attentati sono colpa di Francia e Germania: fanno entrare troppi immigrati» |

Trump: «Terrorismo e attentati colpa di Francia e Germania»

Intervista della Nbc al candidato repubblicano alla presidenza Usa. Il tycoon se la prende con i due paesi europei colpevoli, secondo lui, di «aver fatto entrare troppi migranti»

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Roma – Via gli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale per il commercio e più controlli sugli ingressi dei cittadini che arrivano in Usa da Francia e Germania, Paesi «totalmente compromessi» con il terrorismo.

È un Donald Trump da choc quello che alla vigilia del via alla convention democratica cerca in tutti i modi di oscurare la kermesse che dovrà incoronare Hillary Clinton. Una kermesse, quella di Filadelfia, già destinata a partire col piede sbagliato per l’ex first lady, che incassa l’endorsement di Michael Bloomberg ma deve fare i conti con l’ala liberal del partito che promette battaglia. E con l’imbarazzo per lo scandalo delle email di partito in cui emerge come i vertici del partito tramarono durante le primarie alle spalle di Bernie Sanders, per favorire la ex first lady.

Una vicenda che ha portato alle clamorose dimissioni di Debbie Wasserman Schultz, la presidente del Democratic National Committee, che avrebbe dovuto presiedere la convention. Con la campagna di Hillary che, con una difesa improbabile, punta il dito sulla Russia: «Sono stati loro a rubare le email, per favorire Trump». Il tycoon però sembra al momento rubare ancora una volta la scena.

Gli attacchi terroristici in Francia e Germania sono «colpa loro» – spiega in una intervista alla Nbc – perché questi Paesi «hanno permesso a tutta quella gente di entrare nei loro territori». «E noi dobbiamo essere più duri – aggiunge – e lo saremo, adotteremo standard più duri. Se una persona non può provare quello che deve essere capace di provare non potrà entrare in questo Paese. È questo il motivo per il quale è avvenuta la Brexit, perché il Regno Unito ha detto di essere stanco di tutto ciò».

Dopo la Nato, poi, il tycoon attacca frontalmente la World Trade Organization: «Quando sarò eletto presidente farò uscire gli Stati Uniti dal Wto se il mio piano per tassare le aziende americane che importano e che vanno all’estero, togliendo posti di lavoro agli americani, sarà bloccato». Trump nel dettaglio propone di tassare le aziende che spostano le loro attività all’estero con un’aliquota che va dal 15% al 35%, e ha anche ribadito che una volta alla Casa Bianca rinegozierà o ritirerà gli Usa da accordi commerciali come quello del Nord America (Nafta) o quello fresco di firma come il Trans-Pacific Partnership (Tpp). Nel mirino, l’intesa ancora non raggiunta sul Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip) con l’Unione europea.

Tornando a Filadelfia, la fuga delle email su Sanders riapre lo strappo fra le due anime del partito democratico. Bernie Sanders senza mezzi termini parla di comportamento «indecente» da parte dei vertici e ottiene la testa della numero uno del Democratic National Committee. E nel fine settimana i sostenitori del senatore hanno lottato durante la riunione del comitato che si occupa di stabilire il processo per la nomination, nel tentativo di far inserire una norma per l’abolizione dei `super delegati´, i big del partito che partecipano alla convention di diritto e possono votare chi vogliono, senza essere vincolati all’andamento delle primarie nei singoli stati. Una battaglia che non è riuscita, ma che riflette le difficoltà del partito a ritrovare unità, fra spaccature sempre più profonde. Nonostante lo spettro di favorire con le divisioni proprio Trump.

L’appoggio di Bloomberg potrebbe allentare la pressione sulla candidata, così come il nuovo intervento di Barack Obama, tornato a ribadire che Hillary «è il candidato più preparato di sempre». Il presidente, così come l’ex sindaco di New York, interverranno alla convention democratica mercoledì. La first Lady, Michelle Obama, invece, parla nel giorno di apertura: un intervento atteso, ad una settimana di distanza dalle accuse di plagio da parte di Melania Trump, e ad otto anni di distanza da quando Michelle salì sul palco della convention democratica per spiegare perché il marito aveva battuto Hillary nelle primarie. Michelle, con la sua oratoria ficcante e senza giri di parole, toccherà probabilmente alcuni temi spigolosi, quali le tensioni razziali, tema che le sta a cuore fin da giovane, tanto da averlo affrontato nella sua tesi a Princeton. E c’è chi sostiene che il suo potrebbe essere il primo vero discorso politico di una first lady, il cui futuro è ancora tutto da scrivere.

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