Islanda, verso fine controlli capitale. Fondi Usa: 'come l'Argentina'.

NEW YORK (WSI) – L’ultimo ostacolo prima che l’Islanda possa sopprimere la misura di controllo dei capitali è costituito dall’opposizione di quattro fondi americani, i quali detengono circa 1,5 miliardi di dollari di debito governativo islandese. La speranza di entrambe le parti, investitori stranieri e autorità islandesi, è quella di poter scendere a compromessi grazie al cambio della guardia al governo.

Con la conclusione delle prossime elezioni nazionali si potrebbe arrivare finalmente alla risoluzione di una lunga battaglia legale. I controlli di capitale imposti durante l’ultima grave crisi finanziaria potrebbero essere finalmente eliminati. I fondi statunitensi accusano l’Islanda di comportarsi come l’Argentina e cercare di imporre delle perdite sui creditori. Buenos Aires ha finito per saldare il debito con i grandi fondi americani, che venivano dispregiativamente definiti dalle autorità argentine “avvoltoi”.

La banca centrale e il governo attualmente in carica dell’isola nordica hanno detto che le accuse rivolte loro “sono senza senso” e sostengono che sopprimere da un giorno all’altro la misura restrittiva sul movimento dei capitali all’interno e all’esterno dell’Islanda rischia di provocare un crollo della valuta nazionale.

Dopo la crisi finanziaria del 2008, che ha messo in ginocchio un’economia dipendente quasi unicamente da finanza e turismo, l’Islanda è diventata la prima nazione a imporre controlli di capitale, che come dice la parola stessa pongono un limite ai movimenti di denaro fuori e dentro il paese.

In seguito al crac delle tre principali banche del paese, durante la crisi di otto anni fa la corona islandese ha perso ampio terreno e gli eventi di quel periodo hanno intaccato la fiducia nel sistema politico e finanziario del paese, che conta a mala pena 300 mila abitanti.

Le elezioni nazionali di sabato prossimo dovrebbero quasi sicuramente sancire la fine dell’avventura  politica dei due parti attualmente al governo nella coalizione di centro destra. Secondo le previsioni di commentatori e politologi e basandosi anche sui sondaggi a disposizione, il Partito dei Pirati, formazione che fino a quattro anni fa non esisteva nemmeno, dovrebbe spuntarla e stringere una coalizione di governo con la sinistra, in un’aula quanto mai diversificata. Se i numeri dei sondaggi troveranno conferma nel risultato finale delle urne, fino a quattro partiti di sinistra e tre di destra piazzerebbero dei loro rappresentanti in parlamento.

A giugno l’Islanda aveva fatto un’offerta agli investitori stranieri che detenevano crone, proponendo un tasso di cambio molto sotto ai livelli di mercato attuali per consentire ad Autonomy Capital, Eaton Vance, Loomis Sayles, Discovery Capital Management e gli altri di convertire i loro bond in valuta estera. Ma è stata rispedita al mittente. La prossima offerta sarà probabilmente più magnanima.

Per le autorità, secondo gli esperti, non conviene intestardirsi. L’ammontare di debito pubblico islandese detenuto dai fondi stranieri è pari al 10% del Pil nazionale, decisamente più sotto del massimo di sempre toccato al 40%.

Risolvere il problema della corona islandese, come riporta il corrispondente in Islanda del Financial Times, è l’ultimo tassello mancante per poter cancellare la misura dei controlli di capitale, che fa parte di un piano che ha già costretto i creditori a subire perdite per le banche fallite e un allentamento delle limitazioni alle società statali e nazionali.

Autonomy e Eaton Vance hanno portato la loro causa davanti alla European Free Trade Association, accusando Reykjavik di condotta discriminatoria contro gli investitori stranieri. Ma con un nuovo governo in Islanda, la cui coalizione di maggioranza sarà probabilmente formata anche da una formazione anti establishment che teorizza la democrazia diretta come il M5S, dopo le elezioni politiche nazionali si presuppone che le cose saranno interpretate in maniera diversa.

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