12 Dicembre Dic 2016 16 47 16:47 La Cina contro Usa e Ue: «Vogliamo status economia di mercato» Dopo 15 anni nel Wto, Pechino chiede che siano eliminate le tariffe punitive sul suo export, destinate a quei Paesi in cui è lo Stato a determinare i prezzi. Washington e Bruxelles si oppongono.

La Cina vuole assurgere allo status di economia di mercato a tutti gli effetti, con tutti i vantaggi in termini di esportazione che ne conseguono. Pechino ha citato gli Usa e l’Ue davanti al Wto (World Trade Organization) affinché il Paese smetta di essere considerato un “surrogato” a livello di mercato e venga invece trattato alla stregua degli altri giganti.

IL DUMPING CINESE AL CENTRO DELLA QUESTIONE. Al centro della disputa è il cosiddetto dumping, l’esportazione di merci a prezzi più bassi di quelli praticati sul mercato interno, effettuato al fine di espansione in mercati stranieri. L’attuale normativa permette pene e multe severe per gli eccessivi ribassi cinesi nell’export proprio perché la Cina non ha ancora ottenuto lo status di economia di mercato. Ma il gigante asiatico pretende dei passi avanti. Il ministero del Commercio cinese ha rilevato che «in conformità con l’Art. 15 del protocollo d’adesione firmato dalla Cina, l’approccio del Paese surrogato scade l’11 dicembre 2016». Il sistema così com’è usa i costi di produzione in un Paese terzo per il calcolo del valore dei prodotti da economie non di mercato, come è attualmente considerata quella cinese.

STRUMENTO NELLE MANI DI USA E UE. A quanto stabilisce il trattato di adesione della Cina all’organizzazione del commercio nel 2001, i membri partner del Wto potevano calcolare per 15 anni le tariffe antidumping verso il Paese alla stregua di un’economia non di mercato. In questo modo, contro i prezzi di esportazione troppo bassi da parte di Pechino governi e aziende occidentali hanno potuto appellarsi alla stessa organizzazione.

LA CINA PRETENDE LO STATUS. I 15 anni sono passati domenica 11 dicembre, e Washington e Bruxelles hanno già fatto sapere di non intendere abbracciare il cambiamento, che darebbe più margine di manovra alla Cina nello stabilire ribassi sui propri prodotti.«Sfortunatamente, Usa e Ue non hanno ancora soddisfatto questa obbligo», secondo cui la considerazione di para-economia di mercato «ha influito seriamente sull’export e sull’occupazione in alcune industrie cinesi».

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